Il Monte Grappa non è una meta qualsiasi, ci si va apposta, si devia dal proprio percorso per arrivarci. Si sente nominare nei documentari, racconta di guerra, racconta di caduti e di resistenza. E’ una meta lontana per molti e tenace da raggiungere. Salendo dalla Sp 140 ci si arrampica su in dislivello di circa 1500 metri in meno di 20km percorrendo più di 28 tornanti ad un pendenza media dal 8%. Una bella arrampicata che già prima di arrivare in cima ti fa capire quanto era importante quest’ultimo baluardo della difesa italiana dopo la disfatta di Caporetto.
Il sacrario militare del Monte Grappa non evoca solo i drammi della guerra, è costruito proprio sul campo di battaglia, li sono sepolti sia austriaci che italiani. Il numero dei morti è impressionante come è impressionante la quantità di militi ignoti di entrambi gli schieramenti. Sono sepolti li circa 23000 soldati di entrambi gli schieramenti di cui solo circa 2500 identificati.
Non voglio aggiungere altro a questa premessa riportando fonti da altri siti, chi fosse interessato le potrà trovare da solo. Io volevo andarci perchè visitare un ossario e un esercizio della nostra memoria, ci ricorda quanto terribile è un guerra e la storia non va dimenticata e non si dovrebbero mai fare gli stessi errori che creano dolore sofferenze e morte.
Ho avuto l’opportunità di vistarlo e dopo aver visitato Redipuglia molti anni fa volevo tornare sui quei luoghi della memoria. Entrambi i due sacrari sono parte della stessa storia, raccontano lo stesso pathos e sono stati entrambi realizzati con lo stesso linguaggio monumentale dagli stessi architetti. Prima fu realizzato Monte Grappa e a seguire Redipuglia.
Ho cosi chiuso questo percorso storico con due portfoli entrambi in bianco e nero. Redipulgia sotto la pioggia e Monte Grappa avvolto nella nebbia delle nubi. Questa visita mi ha lasciato però anche delle immagini a colori che non volevo venissero dimenticate e cosi ho scritto questo articolo per tenerle in vita. Ammetto sinceramente che, come da previsioni, non ci fosse il sole pieno per dare continuità alle due visite.
La nebbia non mi ha fatto ammirare l’immenso panorama sulla pianura padana ma mi ha fatto concentrare sull’intramontabilità di questo luogo.














