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Dietro le stelle, una storia lunga millenni

In questa foto della Via Lattea si nascondono due asterismi. Ma cosa sono? Tutto è partito da uno scatto alla costellazione del Cigno, che mi ha fatto nascere tante domande e curiosità sulla cultura del cielo. Così, partendo da questa foto, colgo l’occasione per ripercorrere una storia lunga millenni. Perché, se oggi fotografare il cielo può sembrare facile, ciò che vediamo e conosciamo lo dobbiamo alle civiltà che ci hanno preceduto e alle scoperte compiute nel tempo. Ecco il percorso che ho costruito per rispondere a tante curiosità sul cielo.

Che differenza c’è tra un asterismo e una costellazione?

Gli asterismi sono figure riconoscibili formate collegando idealmente alcune stelle. Non sono necessariamente costellazioni ufficiali e possono comprendere stelle appartenenti a costellazioni diverse.

Un esempio? Il Triangolo Estivo, che non è una costellazione, ma un asterismo formato da tre stelle molto luminose: Vega, Deneb e Altair. Ognuna appartiene a una costellazione diversa: Vega alla Lira, Deneb al Cigno e Altair all’Aquila. Ma anche all’interno del Cigno troviamo un asterismo: la Croce del Nord, formata da cinque stelle che disegnano la caratteristica figura di una croce.

E non basta! Anche il Gran Carro è un asterismo: le sue sette stelle più evidenti fanno parte della costellazione dell’Orsa Maggiore, ma non rappresentano tutta la costellazione.

Il Gran Carro (asterismo) dentro l’Orsa Maggiore (costellazione)

In sostanza, una costellazione è una regione ufficialmente delimitata del cielo, mentre un asterismo è una figura stellare riconoscibile. Ecco perché, osservando il cielo, spesso individuiamo prima queste figure familiari e poi riconosciamo le costellazioni a cui appartengono.

Ma da dove arrivano i nomi delle stelle e delle costellazioni? E quanto sono lontane le stelle? Per scoprirlo, ripercorriamo questo lungo viaggio fino ai giorni nostri.

MILLENNI FA IN MESOPOTANIA

La nostra storia inizia in Mesopotamia, con i Babilonesi, che utilizzavano un sistema di numerazione sessagesimale, cioè in base 60. Da questa tradizione derivano importanti convenzioni ancora in uso, come la divisione del cerchio in 360° e quella del tempo in ore, minuti e secondi.

Nel V secolo a.C. gli astronomi babilonesi suddivisero lo zodiaco in dodici parti uguali di 30° ciascuna, associate ai segni zodiacali lungo il percorso apparente del Sole. Gli antichi Egizi, invece, dividevano il giorno in dodici ore diurne e dodici notturne, la cui durata variava con le stagioni.

L’ANTICA GRECIA 

La cultura greca sviluppò una rappresentazione geometrica del cielo. La Terra veniva immaginata sferica e circondata da una sfera celeste, sulla quale sembravano muoversi le stelle. Questo modello permetteva di individuare i poli celesti e di definire l’equatore celeste, la proiezione dell’equatore terrestre sulla sfera celeste. Si riconobbe anche il percorso apparente annuale del Sole, chiamato eclittica, inclinato rispetto all’equatore celeste. I due cerchi si intersecano nei punti degli equinozi, quando il Sole attraversa l’equatore celeste.

Ipparco (II secolo a.C.) fu uno dei più importanti astronomi dell’antichità. Realizzò un catalogo stellare, utilizzò un sistema di magnitudini per classificare la luminosità delle stelle e studiò le loro posizioni. A lui si deve anche la scoperta della precessione degli equinozi, il lento cambiamento dell’orientamento dell’asse terrestre nello spazio. Gran parte del suo lavoro è andata perduta, ma le sue scoperte sono state tramandate dagli astronomi successivi.

Tolomeo (II secolo d.C.) raccolse e sistematizzò le conoscenze astronomiche del suo tempo nell’Almagesto, un’opera destinata a influenzare l’astronomia per molti secoli. Conteneva un catalogo di circa mille stelle, la descrizione di 48 costellazioni, le coordinate stellari, le magnitudini e modelli matematici per descrivere i movimenti del Sole, della Luna e dei pianeti.

Costellazioni viste da un palmeto in Marocco.

IL MONDO ISLAMICO

Gli studiosi del mondo islamico conservarono, verificarono e ampliarono il sapere antico. Molti nomi di stelle che usiamo ancora oggi derivano dall’arabo.

Al-Battani (Siria, circa 858–929) perfezionò le misure astronomiche ereditate da Tolomeo e migliorò i calcoli dei moti celesti attraverso le sue tavole astronomiche.

Al-Sufi (Persia, 903–986) scrisse il Libro delle stelle fisse (964), nel quale aggiornò il catalogo stellare di Tolomeo, confrontando la tradizione greca con i nomi e le descrizioni delle stelle della cultura araba. Descrisse anche una macchia nebulosa nella costellazione di Andromeda, oggi identificata con la galassia omonima.

Per la Croce del nord nella foto abbiamo ereditato questi nomi:

Nome della stella Magnitudine Significato del nome
Deneb 1,25 Coda: dall’arabo dhanab al-dajāja, «la coda della gallina», abbreviato in Dhanab e poi trasformato in Deneb.
Sadr 2,23 Petto: dall’arabo ṣadr al-dajāja, «il petto della gallina», abbreviato in Ṣadr e diventato Sadr.
Aljanah 2,48 Ala orientale: dall’arabo al-janāḥ, «l’ala», da cui deriva Aljanah.
Fawaris 2,86 Ala occidentale: dal nome arabo al-fawāris, «i cavalieri», da cui deriva Fawaris.
Albireo 3,1 Testa e becco: etimologia incerta. Il nome attuale sembra derivare da una serie di trascrizioni medievali latine, non da un nome arabo identificabile con certezza.

 

Le linee che uniscono le stelle nelle costellazioni possono variare leggermente in base alle tradizioni storiche e ai cataloghi utilizzati.

IN EUROPA

Copernico (1543) propose un modello eliocentrico, nel quale la Terra e gli altri pianeti orbitano intorno al Sole. Keplero (1609–1619) formulò le leggi del moto planetario, mostrando che le orbite dei pianeti sono ellittiche. Galileo Galilei (1610) osservò con il telescopio le montagne della Luna, i satelliti di Giove e le fasi di Venere, rivelando un cielo più complesso di quanto si fosse immaginato. Newton (1687) unificò la meccanica celeste e quella terrestre attraverso le leggi del moto e della gravitazione universale. Charles Messier (1781) pubblicò una versione del suo catalogo di oggetti celesti, ideato per distinguerli dalle comete. Il catalogo fu poi ampliato; nel 1888 Dreyer pubblicò il New General Catalogue (NGC), seguito dai cataloghi IC.

NEL MONDO

Hubble (anni Venti del Novecento) dimostrò che alcune nebulose osservate in cielo erano galassie esterne alla Via Lattea. Le sue osservazioni delle Cefeidi in Andromeda, pubblicate nel 1925, fornirono prove decisive della sua distanza e contribuirono ad ampliare enormemente le dimensioni conosciute dell’Universo.

Nel 1922, l’Unione Astronomica Internazionale (IAU) adottò l’elenco delle 88 costellazioni; nel 1928 furono definiti i loro confini ufficiali, elaborati da Eugène Delporte e pubblicati nel 1930. Da allora, ogni costellazione identifica non soltanto una figura immaginaria tra le stelle, ma una precisa regione della volta celeste. Delle 88 costellazioni attuali, 48 erano già descritte da Tolomeo nell’Almagesto. Le altre furono introdotte nei secoli successivi e comprendono anche strumenti scientifici e oggetti comuni.

I confini delle 88 costellazioni stabiliti dall’IAU (Screenshot da Stellarium)

CONCLUDENDO

Intanto, nel corso di questa lunga storia, il punto vernale (cioè il punto in cui il Sole attraversa l’equatore celeste passando dall’emisfero australe a quello boreale) ha cambiato posizione rispetto alle stelle a causa della precessione degli equinozi. Un tempo si trovava nella costellazione dell’Ariete, mentre oggi si trova in quella dei Pesci. Le sue coordinate equatoriali sono, per definizione, Ascensione Retta 0h e Declinazione 0°.

Un fenomeno riconosciuto da Ipparco oltre duemila anni fa.

 

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